Regina Caterina d'Aragona




[...] Le dame stringevano il canovaccio tra le mani; si respirava un’aria stonata lì dentro, il silenzio regnava sovrano e la compostezza delle donne denotava le origini spagnole della regnante. La schiena di Jane protestava, costretta in un inchino prolungato, e la generosa scollatura mal celava i seni floridi.
  «Finalmente, ho il piacere di fare la vostra conoscenza. Brandon ci ha parlato di voi» esordì la Regina.
  Jane sentì il calore salirle alle guance e sollevò gli occhi sull’abito castigato della sovrana realizzato con filati d’oro, indossava un copricapo appuntito, la chioma scura costretta in una retina elaborata. Il suo sguardo era mite; nessun’accusa velata, nessuna ironia nella frase appena pronunciata. 
   Caterina le ordinò di rialzarsi. La Regina si avvicinò, le mani incrociate sul grembo. «Mio marito insiste affinché vi accolga tra le mie dame di compagnia» rivelò, accennando alle donne alle sue spalle.  [...]



Caterina d'Aragona nacque nel 1485 come Infanta d'Aragona e Castiglia e fu regina consorte d'Inghilterra e Irlanda dal 1509 al 1533, come sposa di Enrico VIII Tudor.
Quinta figlia di Ferdinando II (re di Sardegna, Sicilia, re della corona d'Aragona e futuro re di Alta Navarra) e di Isabella (regina di Castiglia e León).  
All'età di tre anni, Caterina fu promessa al principe Arturo, erede al trono d'Inghilterra, e si sposarono nel 1501, ma il giovane morì solo cinque mesi più tardi. Di conseguenza, Caterina sposò il fratello minore di Arturo, che avrebbe regnato come Enrico VIII.
Nel 1507, assunse l'incarico di ambasciatore spagnolo in Inghilterra, quando suo padre se ne ritrovò privo, diventando così la prima donna nella storia europea a ricoprire tale funzione. Per sei mesi assunse la posizione di reggente del regno d'Inghilterra mentre Enrico VIII era in Francia; in quel periodo, gli Inglesi vinsero la battaglia di Flodden Field, circostanza in cui Caterina giocò un ruolo importante. È considerata una delle donne più religiose dell'epoca.
A partire dal 1525, però, Enrico era ormai infatuato della sua amante, Anna Bolena, e insoddisfatto del suo matrimonio con Caterina, che non gli aveva dato figli maschi viventi, bensì un'unica figlia, la futura Maria I d'Inghilterra, erede presunta al trono in un'epoca in cui non c'erano precedenti per una monarchia retta da una donna.
Enrico cercò di far annullare il matrimonio, innescando una reazione a catena che portò allo scisma dell'Inghilterra con la Chiesa di Roma. Quando papa Clemente VII si rifiutò di annullare il matrimonio, Enrico gli disobbedì assumendosi la responsabilità delle questioni in materia di religione. 
Nel 1533, il matrimonio con Caterina fu dichiarato nullo ed Enrico poté sposare Anna secondo il giudizio della Chiesa inglese, senza coinvolgere il Papa. Caterina rifiutò di accettare Enrico come Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra e continuò a ritenersi, come del resto fecero la maggior parte dell'Inghilterra e dell'Europa, la legittima moglie del sovrano e regina fino alla morte, guadagnando ampio consenso popolare.
Considerata a quel punto da Enrico solamente come principessa vedova del Galles, passò l'ultima parte della sua vita nel castello di Kimbolton, nel Cambridgeshire, dove morì il 7 gennaio 1536. I sudditi inglesi la tenevano in grande stima, pertanto alla notizia della sua morte fu molto compianta dal popolo inglese. 
Fu anche patrona dell'umanesimo rinascimentale e amica di grandi studiosi, ad esempio Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro.

 

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