L'esecuzione di Anna Bolena


[...] Il rullo di tamburi la riportò al cortile su cui sostava, la mano avvinghiata al braccio del marito. L’orologio alle sue spalle segnava le otto esatte quando la regina uscì dagli appartamenti reali per raggiungere il patibolo. 
  Camminava, seguendo le guardie, scortata dalle sue quattro dame; Jane riconobbe Catherine Carey, nipote della regina in quanto figlia di Maria Bolena. Vederla in una situazione tanto infausta, nonostante la sua giovane età, le suscitò un moto di tristezza. Si vociferava che Catherine fosse figlia illegittima di Enrico, come il fratello Henry, ma non esistevano prove a suffragare tali pettegolezzi, tranne la generosità del re verso Maria e i suoi due figli. 
  Anna indossava una sottoveste cremisi che spuntava dall’orlo dell’abito verde-scuro, puro damasco impreziosito da guarnizioni di pelliccia, un mantello d’ermellino le copriva le spalle e un copricapo le celava i capelli neri trattenuti sulla nuca. 
  Jane ne osservò l’incidere sicuro, il suo volto era gaio come quello di una donna che sta per trascorrere la giornata a banchettare più che salire su un patibolo. Sentì un brivido percorrerle la schiena, mentre notava l’espressione stonata, a tratti demoniaca.  
  La regina salì sul patibolo con le dame dove, ad attenderla, c’erano il boia, un prete e alcune guardie. Jane sentì il legno scricchiolare sotto i suoi passi, quasi una lugubre litania del potere che si sgretolava sotto i suoi piedi. [...]



Secondo quanto previsto dall'Atto di tradimento, i reati imputati ad Anna rientravano tra le forme di tradimento – presumibilmente a causa delle implicazioni per la successione al trono – per le quali era prevista la pena di morte: impiccagione, sbudellamento e squartamento per gli uomini e il rogo per le donne. 
In segno di clemenza il re commutò la condanna al rogo con quella per decapitazione, acconsentendo, inoltre, a che venisse usata la spada al posto della comune scure – solitamente utilizzata in Inghilterra per le decapitazioni pubbliche – riconoscendo nella spada un'arma più rapida (non sempre, infatti, il primo colpo di scure uccideva il condannato), più efficiente e più nobile, ossia degna di una regina. 
A tal proposito Enrico VIII fece venire da Saint-Omer, in Francia, un boia esperto, rapido ed eccellente di nome Jean Rombaud per eseguire la condanna.
La scelta del luogo di esecuzione fu problematica: si temeva, infatti, che l'instabilità emotiva dimostrata da Anna durante la sua detenzione nella Torre di Londra l'avrebbe portata a dire parole o ad assumere atteggiamenti imbarazzanti di fronte ad una folla che, certamente, sarebbe accorsa numerosa per assistere alla sua pubblica esecuzione. 
La Tower Hill, perciò, il cui accesso era troppo libero, venne esclusa, preferendo al suo posto il cortile interno, adiacente alla cappella, il cui accesso era, al contrario, facilmente controllabile. S
La Cronaca Spagnola contiene un resoconto dettagliato dell'evento: alle ore 8.00 la regina venne condotta dagli appartamenti reali al patibolo, accompagnata dalle sue quattro dame. Per la sua esecuzione Bolena scelse una sottoveste cremisi su cui indossava una veste di damasco verde scuro con guarnizioni di pelliccia e un mantello di ermellino. Infine un copricapo nascondeva la cuffia che le avvolgeva i capelli. Durante il breve tragitto Anna sembrava avere un «aspetto demoniaco» e appariva «gaia come chi non sta per morire». Una volta salita sul patibolo la regina fece un breve discorso alla folla:

  « Buon popolo cristiano, sono venuta qui a morire secondo la legge, poiché dalla legge sono stata condannata a morte, e quindi non mi opporrò. Non sono qui per accusare alcuno, né per dire niente a riguardo delle accuse e della condanna a morte, ma per pregare Dio affinché salvi il re e gli consenta di regnare a lungo su di voi, perché mai vi fu un principe più dolce e misericordioso di lui: e con me egli è sempre stato un sovrano buono e gentile. E se qualcuno interverrà nella mia causa, io gli chiedo di giudicare al meglio. E così prendo congedo dal mondo e da tutti voi, e desidero vivamente che tutti voi preghiate per me. O Signore, abbi pietà di me, a Dio raccomando la mia anima. »

 Al momento dell'esecuzione Anna si inginocchiò in posizione verticale (secondo lo stile francese delle esecuzioni, che non prevedeva un ceppo su cui appoggiare il collo) mentre ripeteva la preghiera «A Gesù Cristo raccomando la mia anima; Signore Gesù ricevi la mia anima». Poi le dame che l'avevano accompagnata le tolsero il copricapo (ma non la cuffia, che le tratteneva i capelli lasciandole libero il collo) e le collane, mentre un'altra dama le legò una benda sugli occhi. D'improvviso il boia Rombaud brandì la spada con un gesto che meravigliò la folla, poiché nessuno fino a quel momento aveva notato l'arma, dando quasi l'impressione che si fosse magicamente materializzata fra le sue mani in quell'istante; in realtà il boia aveva nascosto la spada tra la paglia sparsa ai piedi del ceppo e il suo gesto era spiegabile con l'intenzione di cogliere di sorpresa la condannata, ed evitarle il prolungamento dell'angoscia per l'attesa, così come eventuali movimenti repentini. Inoltre, per impedire ad Anna di voltare istintivamente indietro la testa al momento della decapitazione, il boia gridò alla folla antistante il patibolo «Portatemi la spada», in modo che Anna d'impulso volgesse lo sguardo avanti, tenendo il collo dritto. In quell'esatto istante il boia calò la spada sul suo collo, staccandoglielo in un colpo solo. Una dama coprì la testa della regina con un panno bianco, mentre le altre si occuparono del corpo.
Per la natura riservata del luogo di esecuzione gli spettatori non furono molti: il primo ministro Thomas Cromwell, Charles Brandon (I duca di Suffolk), il Lord Cancelliere Thomas Audley (accompagnato dall'araldo Wriothesley), i duchi di Norfolk e Suffolk, Henry Fitzroy (figlio illegittimo del re), il Lord Mayor di Londra, così come gli assessori, gli sceriffi e i rappresentanti delle varie corporazioni di mestiere. Era presente anche la maggior parte dei membri del Consiglio del re e coloro che abitavano all'interno della Torre di Londra.
Il corpo decapitato di Anna Bolena fu ricomposto con la testa recisa e sepolto in una tomba anonima nella chiesa di San Pietro ad Vincula – la cappella reale della Torre di Londra – senza essere accompagnata da alcuna cerimonia, accanto al fratello George, giustiziato quattro giorni prima. Il suo scheletro venne identificato solo in occasione dei lavori di ristrutturazione dell'edificio religioso nel 1876, durante il regno della regina Vittoria; da allora le spoglie di Anna riposano sotto il pavimento marmoreo della cappella, oggi opportunamente segnalate con apposito contrassegno identificativo. Il 30 maggio 1536, appena undici giorni dopo l'esecuzione della Bolena, re Enrico VIII sposò Jane Seymour, facendo di lei la sua terza moglie.


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